Domenica, 28 Mag 2017
Tecnica
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Scritto da Luca   

Uso e manutenzione delle corde: cause d'usura e rottura delle corde


Nel precedente numero abbiamo visto cosa è una corda: come è fatta e quali sono le principali

distinzioni fra corde in funzione della loro destinazione d’uso (lavori in quota, operazioni di soccorso,

alpinismo, speleologia, ecc).

In questa puntata ci occuperemo di come una corda deve essere usata e quindi manutenzionata.

Partiamo dall’inizio: l’acquisto e l’arrivo a casa.

Una corda nuova prima di essere usata deve essere opportunamente predisposta all’utilizzo; per fare

questo è necessario che la corda nuova sia riposta in acqua per 24 circa e successivamente trazionata

mediante un comune discensore classico; fatto questo, la corda va lasciata asciugare lentamente e

naturalmente senza essere esposta direttamente ai raggi UV (vedi effetto di depolimerizzazione) ed

evitando strane pieghe ed aggrovigliamenti che la potrebbero danneggiare prima ancora di essere

usata per la prima volta.


Queste operazioni sono indispensabili per due motivi:

  • Gestire il fenomeno di accorciamento in acqua che tutte le corde subiscono se pur  valori differenti:
    • una corda in acqua, o comunque a seguito di ripetuti lavaggi ed asciugature, subisce un accorciamento di circa il 4% (il valore è puramente indicativo e deve essere rilevato di volta in volta sulla nota informativa fornita dal produttore della corda: esempio); sarebbe come dire che, raggiunto il fondo di un pozzo di 100 metri, ci mancano 4 metri di corda per toccare terra: o saltiamo giù… oppure torniamo su sprecando un’intera giornata di entusiasmanti esplorazioni. Ovviamente il problema è molto più serio, perché quanto fin qui detto potrebbe essere causa di gravissimi incidenti.
  • Far sì che le maglie della calza si stringano evitando così sia lo spostamento di essa sull'anima, sia l’infiltrazione di materiale estraneo:
    • la calza, soprattutto nelle corde nuove, potrebbe non essere ancora ben stretta attorno all’anima e questo provocherebbe da un lato lo scorrimento della calza sull’anima inficiando notevolmente le caratteristiche tecniche della corda stessa e dall’altro, come abbiamo già detto, la possibile infiltrazione di materiale estraneo alla corda quali argilla, microcristalli e sporcizia in genere che potrebbero danneggiare la corda tagliandone i filamenti elementari che formano trefoli dell’anima e/o la calza stessa con le conseguenze che possiamo ben immaginare.

Ok. Abbiamo ben predisposto ed utilizzato le nostre corde nell’ultima uscita. Ed ora?

Al rientro da una esplorazione in grotta è opportuno anzi indispensabile che le corde (ma tutti i

materiali in genere) siano adeguatamente lavate controllate ed eventualmente manutenzionate e/o

dismesse.


Prima di tutto, dopo aver sciolti tutti i nodi, bisogna riporla per alcune ore e comunque in funzione

del tipo di uso che se né fatto (fango, acqua, salsedine marina, ecc) in

acqua a temperatura ambiante (o comunque <30°) e senza l’aggiunta di

additivi e/o solventi di alcun genere eccetto quanto indicato dal

produttore (generalmente saponi specifici forniti dal produttore

esempio -  o più semplicemente del normale sapone di marsiglia);

quando riterremo che l’ammollo a cui è stata sottoposta la corda, sarà

stato sufficiente ad

“ammorbidire” e/o magari sciogliere la sporcizia e le incrostazioni su di essa, procederemo a

spazzolarla utilizzando delle opportune spazzole

adeguatamente preformate facendo attenzione che l’azione di strofinio avvenga in acqua (in modo da

farorire  l’espulsione dei microcristalli rimossi dalle setole della spazzola) ed infine la riporremo ad

asciugare in modo naturale  magari in un luogo ben arieggiato ma non esposto a luce diretta e

comunque al riparo da raggi UV.

Una volta che la corda è stata ben lavata ed asciugata, è necessario anche verificarne lo stato con un

adeguato controllo tattile e visivo.


La verifica dello stato di una corda avviene mediante:

  • il controllo dell’integrità dell’anima:
facendola scorrere tra le dita, dobbiamo verificare se
presenta ingrossamenti o restringimenti o se, facendo
degli anelli, presenta degli angoli.
  • il controllo dell’integrità della calza:
verificando visivamente la calza appurando l’eventuale presenza di bruciature e/o tagli.

  • il controllo ed eventuale riassorbimento dello scorrimento della calza sull’anima:
facendo scorrere la parte eccedente di calza verso le estremità per poi eliminarla (esempio)

Nel caso si riscontrino dei difetti, è opportuno tagliare la corda almeno mezzo metro prima e mezzo

metro dopo il punto interessato e fondendo poi le estremità di ciascun spezzone ricavato per evitare

che si sfilaccino.


Per terminare vi ricordiamo alcuni accorgimenti che possono garantire una migliore tenuta e gestione

della corda:

  • non deve mai essere calpestata (durante alcune manovre, o in grotta o in esercitazione, può capitare inavvertitamente di metterci sopra un piede) a causa della possibilità di procurarle delle microlesioni;
  • durante le manovre non deve mai poggiare né contro spigoli né contro lame taglienti; anche il solo sfregamento sulla roccia rugosa può procurare, alla corda (in special modo alla calza), danni non trascurabili; eventualmente utilizzare degli opportuni paracorda, sacchi in pvc, ecc;
  • non deve entrare in contatto né con acidi né con solventi (neanche con i loro vapori); non deve essere lavata con acqua troppo calda, non deve essere trattata con detersivi, se non specifici per quel tipo di corda (vedi sopra);
  • sia il fango di grotta (che contiene microcristalli taglienti) sia l’acqua di mare (che evaporando deposita minuscoli cristalli di sali all’interno delle fibre) potrebbero provocare dei danni (rottura dei fili elementari) da non sottovalutare (vedi sopra);
  • tutte le corde devono essere costantemente controllate alla ricerca d'eventuali lesioni che devono essere assolutamente eliminate, asportando il tratto danneggiato e dividendo pertanto la corda lesionata in due o più parti.
  • La corda che abbia subito uno shock da caduta (la parte di corda interessata dalla sollecitazione dinamica) non deve più essere utilizzata ne come corda di progressione ne come corda di sicura.

(...nel prossimo numero: I nodi: confezionamento ed utilizzo dei nodi)

Il Gruppo Speleologico Neretino O.n.l.u.s. non assume alcuna responsabilità o responsabilità legale (inclusa la responsabilità per negligenza) per qualunque perdita, danno o lesione (morte compresa) che potrebbe derivare, sia direttamente che indirettamente, dall'acquisizione o dall'utilizzo dei contenuti pubblicati.


Fonti: "La corda e i nodi nella pratica speleologica" P. Salimbeni - Scuola speleologica di Cagliari della CNSS-SSI - http://www.cnss-ssi.it/1livello/Corda%20e%20nodi.pdf

BEAL S.A. - http://www.beal-planet.com

 
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Scritto da Luca   

Laboratorio Materiali e Teniche


Chi mai si è chiesto cosa sono e che significano tutti quei numeretti, sigle e simboli stampigliati sulle nostre attrezzature?

Be' probabilmente lo abbiamo fatto in tanti (spero tutti), ma siamo sicuri di sapere cosa comporta un uso inadeguato e non rispettoso di quanto indicato dai produttori di attrezzature?

 

Molte di queste domande troveranno un'esaustiva risposta nei test realizzati dal Gruppo Grotte e Forre Abruzzo presso il Laboratorio Materiali e Tecniche del CAI a Padova (PD).


 

Altri interessantissimi test sono disponibili sul sito del www.grotteforreabruzzo.com o su www.youtube.com (cercando l'autore: ).


Il Gruppo Speleologico Neretino O.n.l.u.s. non assume alcuna responsabilità o responsabilità legale (inclusa la responsabilità per negligenza) per qualunque perdita, danno o lesione (morte compresa) che potrebbe derivare, sia direttamente che indirettamente, dall'acquisizione o dall'utilizzo dei contenuti pubblicati.


Fonti: Gruppo Grotte e Forre Abruzzo (www.grotteforreabruzzo.com)

 
La nostra vita appesa ad un filo. PDF Stampa E-mail

La nostra vita appesa ad un filo

Le caratteristiche tecniche delle corde generalmente dipendono dal materiale di cui sono costituite, dal tipo di tessitura, dalla composizione dei trefoli, dal diametro.

Tutte le corde speleo-alpinistiche, prodotte attualmente, sono costituite da due parti distinte:

  • da una parte esterna, la calza, che ha la funzione di contenere l’anima e di proteggerla sia dall'usura sia dagli influssi degli agenti esterni; è tessuta con fasci di fili elementari intrecciati a formare gli Stoppini e concorre per circa un terzo alla resistenza della corda.
  • da una parte interna, l'anima, contenuta nella calza e costituita dall'intreccio di un numero generalmente dispari di trefoli ciascuno con un carico di rottura pari a circa 1.27 KN (130 kg); il numero dispari dei trefoli, realizzati intrecciando fra loro un certo numero di stoppini costituiti a loro volta dall'intreccio di filamenti elementari, è dovuto alla necessità di evitare la rotazione della corda quando è sottoposta a trazione.

La quasi totalità delle corde prodotte per l’uso speleologico è realizzata in Nylon (fibra poliam-midica sintetica ottenuta mediante processi di polimerizzazione) il quale può essere sia di tipo «6.6» sia di tipo «6» (quest’ultimo chiamato più propriamente Perlon).

Le caratteristiche delle due fibre sono quasi equivalenti; l’unica differenza sensibile è che il Nylon «6.6» fonde a circa 533 °K (≈ 260 ºC) mentre il Perlon (Nylon «6») fonde a circa 490 °K (≈ 220 ºC)

(differenza in ogni caso non trascurabile considerato sia il meccanismo di rottura al nodo, conseguenza della fusione delle fibre a causa dell’attrito, sia la possibilità di uno scorretto uso del discensore, che potrebbe causare un eccessivo riscaldamento dell’attrezzo, con conseguente danneggiamento della corda).


Un'importante distinzione va subito fatta tra corda "statica" e corda "dinamica". Se esaminiamo le differenze tra l'uso delle corde in speleologia e in arrampicata, notiamo che:
  • lo speleologo usa la corda soprattutto per la progressione, quindi ha bisogno di corde che non lo facciano oscillare troppo e che non disperdano con smorzamenti e flessioni le energie impiegate nella risalita;
  • un alpinista procede sulla roccia e usa la corda solo per trattenere eventuali cadute, cioè come sistema di sicurezza. In caso di volo, per evitare la rottura della corda, questa deve ammortizzare lo shock progressivamente mediante una certa elasticità (cioè deve assorbire l'energia potenziale prodotta dal corpo in caduta).
Nel loro significato «restrittivo» le tecniche speleologiche contemplano sempre la progressione su corda singola statica (che se caricata con un peso di circa 80kg ha un allungamento in caso di caduta del grave pari al 2-3%), ma in pratica, anche in ambiente ipogeo è facile dover impiegare delle tecniche che potremmo definire alpinistiche nelle quali è obbligatorio usare delle corde dinamiche (che se caricata con un peso di circa 80kg ha un allungamento in caso di caduta del grave pari al 7-10%).


Pur essendo il diametro delle corde utilizzate in speleologia generalmente, compreso fra 9 mm e 10.5 mm, la corda da 10 mm (∅) è ormai divenuta la classica corda speleo, ideale in tutte le circostanze, anche in condizioni critiche;

la ∅ = 9 mm, pratica, leggera e di poco ingombro, è la corda utilizzata o per le esplorazioni veloci effettuate da squadre esperte composte da pochi elementi o per le lunghe verticali nelle quali il peso della corda (generalmente bagnata) acquista una notevole un’importanza.

Solo in alcuni casi, rari e particolari, si ricorre ad altri diametri:

♦ alla corda da ∅ = 8 mm (per brevi salti o punte poco impegnative) mettendo ovviamente in atto tutte le precauzioni indispensabili (non perdona gli errori) a mantenere il grado di sicurezza entro limiti accettabili.

♦ alla corda da ∅ = 11 (per corde fisse o per manovre particolarmente lunghe o con sollecitazioni notevoli) tenendo presente i possibili problemi derivanti dal diametro eccessivo (difficoltà di progressione con i normali attrezzi, sia di disce-sa sia di risalita, e nodi eccessivamente voluminosi).


Il carico di rottura senza nodi «Fr» è la resistenza della corda posta in trazione con particolari accorgimenti sì da poter considerare nullo l’effetto nodo nei punti d’ancoraggio (lo esamineremo in seguito).

Nelle corde per uso speleologico la «Fr» varia, da circa «2700 dN ÷ 3200 dN», per cor-de ∅ = 10 mm ÷ ∅ = 10.5 mm, a circa, «1800 dN ÷ 2400 dN», per corde ∅ = 9 mm.

Le corde bagnate hanno fatto registrare un calo della loro resistenza fino al «35% ÷ 40%» con una resistenza residua del «60% ÷ 65%» (le corde vengono eventualmente bagnate per prevenire, in caso di lunghe discese, il surriscaldamento della calza); nelle corde ghiacciate (ma non è il caso della Sardegna) la resistenza residua «Fr» è superiore di circa il «15% ÷ 20%» a quella delle corde bagnate ma sempre inferiore alla resistenza «75% ÷ 85%» delle corde asciutte.

Si è registrato in oltre, sempre per le corde bagnate, un leggero aumento della forza di shock; in quelle ghiacciate per contro la forza di shock è risultata inferiore.

L’importanza del carico di rottura senza nodi è comunque relativa ed il suo valore deve essere inteso semplicemente come elemento informativo; quest'affermazione sarà chiarita meglio in seguito.

(...nel prossimo numero: Uso e manutenzione delle corde: cause d'usura e rottura delle corde)

Il Gruppo Speleologico Neretino O.n.l.u.s. non assume alcuna responsabilità o responsabilità legale (inclusa la responsabilità per negligenza) per qualunque perdita, danno o lesione (morte compresa) che potrebbe derivare, sia direttamente che indirettamente, dall'acquisizione o dall'utilizzo dei contenuti pubblicati.


Fonti: "La corda e i nodi nella pratica speleologica" P. Salimbeni - Scuola speleologica di Cagliari della CNSS-SSI - http://www.cnss-ssi.it/1livello/Corda%20e%20nodi.pdf

 


 

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