Domenica, 24 Mar 2019
La nostra vita appesa ad un filo. PDF Stampa E-mail

La nostra vita appesa ad un filo

Le caratteristiche tecniche delle corde generalmente dipendono dal materiale di cui sono costituite, dal tipo di tessitura, dalla composizione dei trefoli, dal diametro.

Tutte le corde speleo-alpinistiche, prodotte attualmente, sono costituite da due parti distinte:

  • da una parte esterna, la calza, che ha la funzione di contenere l’anima e di proteggerla sia dall'usura sia dagli influssi degli agenti esterni; è tessuta con fasci di fili elementari intrecciati a formare gli Stoppini e concorre per circa un terzo alla resistenza della corda.
  • da una parte interna, l'anima, contenuta nella calza e costituita dall'intreccio di un numero generalmente dispari di trefoli ciascuno con un carico di rottura pari a circa 1.27 KN (130 kg); il numero dispari dei trefoli, realizzati intrecciando fra loro un certo numero di stoppini costituiti a loro volta dall'intreccio di filamenti elementari, è dovuto alla necessità di evitare la rotazione della corda quando è sottoposta a trazione.

La quasi totalità delle corde prodotte per l’uso speleologico è realizzata in Nylon (fibra poliam-midica sintetica ottenuta mediante processi di polimerizzazione) il quale può essere sia di tipo «6.6» sia di tipo «6» (quest’ultimo chiamato più propriamente Perlon).

Le caratteristiche delle due fibre sono quasi equivalenti; l’unica differenza sensibile è che il Nylon «6.6» fonde a circa 533 °K (≈ 260 ºC) mentre il Perlon (Nylon «6») fonde a circa 490 °K (≈ 220 ºC)

(differenza in ogni caso non trascurabile considerato sia il meccanismo di rottura al nodo, conseguenza della fusione delle fibre a causa dell’attrito, sia la possibilità di uno scorretto uso del discensore, che potrebbe causare un eccessivo riscaldamento dell’attrezzo, con conseguente danneggiamento della corda).


Un'importante distinzione va subito fatta tra corda "statica" e corda "dinamica". Se esaminiamo le differenze tra l'uso delle corde in speleologia e in arrampicata, notiamo che:
  • lo speleologo usa la corda soprattutto per la progressione, quindi ha bisogno di corde che non lo facciano oscillare troppo e che non disperdano con smorzamenti e flessioni le energie impiegate nella risalita;
  • un alpinista procede sulla roccia e usa la corda solo per trattenere eventuali cadute, cioè come sistema di sicurezza. In caso di volo, per evitare la rottura della corda, questa deve ammortizzare lo shock progressivamente mediante una certa elasticità (cioè deve assorbire l'energia potenziale prodotta dal corpo in caduta).
Nel loro significato «restrittivo» le tecniche speleologiche contemplano sempre la progressione su corda singola statica (che se caricata con un peso di circa 80kg ha un allungamento in caso di caduta del grave pari al 2-3%), ma in pratica, anche in ambiente ipogeo è facile dover impiegare delle tecniche che potremmo definire alpinistiche nelle quali è obbligatorio usare delle corde dinamiche (che se caricata con un peso di circa 80kg ha un allungamento in caso di caduta del grave pari al 7-10%).


Pur essendo il diametro delle corde utilizzate in speleologia generalmente, compreso fra 9 mm e 10.5 mm, la corda da 10 mm (∅) è ormai divenuta la classica corda speleo, ideale in tutte le circostanze, anche in condizioni critiche;

la ∅ = 9 mm, pratica, leggera e di poco ingombro, è la corda utilizzata o per le esplorazioni veloci effettuate da squadre esperte composte da pochi elementi o per le lunghe verticali nelle quali il peso della corda (generalmente bagnata) acquista una notevole un’importanza.

Solo in alcuni casi, rari e particolari, si ricorre ad altri diametri:

♦ alla corda da ∅ = 8 mm (per brevi salti o punte poco impegnative) mettendo ovviamente in atto tutte le precauzioni indispensabili (non perdona gli errori) a mantenere il grado di sicurezza entro limiti accettabili.

♦ alla corda da ∅ = 11 (per corde fisse o per manovre particolarmente lunghe o con sollecitazioni notevoli) tenendo presente i possibili problemi derivanti dal diametro eccessivo (difficoltà di progressione con i normali attrezzi, sia di disce-sa sia di risalita, e nodi eccessivamente voluminosi).


Il carico di rottura senza nodi «Fr» è la resistenza della corda posta in trazione con particolari accorgimenti sì da poter considerare nullo l’effetto nodo nei punti d’ancoraggio (lo esamineremo in seguito).

Nelle corde per uso speleologico la «Fr» varia, da circa «2700 dN ÷ 3200 dN», per cor-de ∅ = 10 mm ÷ ∅ = 10.5 mm, a circa, «1800 dN ÷ 2400 dN», per corde ∅ = 9 mm.

Le corde bagnate hanno fatto registrare un calo della loro resistenza fino al «35% ÷ 40%» con una resistenza residua del «60% ÷ 65%» (le corde vengono eventualmente bagnate per prevenire, in caso di lunghe discese, il surriscaldamento della calza); nelle corde ghiacciate (ma non è il caso della Sardegna) la resistenza residua «Fr» è superiore di circa il «15% ÷ 20%» a quella delle corde bagnate ma sempre inferiore alla resistenza «75% ÷ 85%» delle corde asciutte.

Si è registrato in oltre, sempre per le corde bagnate, un leggero aumento della forza di shock; in quelle ghiacciate per contro la forza di shock è risultata inferiore.

L’importanza del carico di rottura senza nodi è comunque relativa ed il suo valore deve essere inteso semplicemente come elemento informativo; quest'affermazione sarà chiarita meglio in seguito.

(...nel prossimo numero: Uso e manutenzione delle corde: cause d'usura e rottura delle corde)

Il Gruppo Speleologico Neretino O.n.l.u.s. non assume alcuna responsabilità o responsabilità legale (inclusa la responsabilità per negligenza) per qualunque perdita, danno o lesione (morte compresa) che potrebbe derivare, sia direttamente che indirettamente, dall'acquisizione o dall'utilizzo dei contenuti pubblicati.


Fonti: "La corda e i nodi nella pratica speleologica" P. Salimbeni - Scuola speleologica di Cagliari della CNSS-SSI - http://www.cnss-ssi.it/1livello/Corda%20e%20nodi.pdf

 

 

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