Domenica, 20 Gen 2019
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Grotta Paolo Roversi

 

La grotta Paolo Roversi è ubicata sul lato Nord della caletta della rotonda, quasi a perpendicolo sotto la grotta di Capelvenere. Fu esplorata e rilevata nell’estate del 1973 dagli speleo sub dell’Unione Speleologica Bolognese.

Noi, a quel tempo, eravamo dei ragazzini che avevano costituito il Gruppo da poco meno di un anno, ed eravamo fieri di poter collaborare con gli speleologici bolognesi, accompagnati dal grande Franco Orofino. Per la verità, la nostra collaborazione si limitava a fare da sherpa agli speleo sub, ma noi eravamo contenti ugualmente. Quel giorno di oltre vent’anni fa restammo stoicamente per ore sotto un sole assassino, in attesa che i sommozzatori bolognesi riemergessero.

Alla fine, portata a termine l’esplorazione, i sub tornarono in superficie , stesero il rilievo topografico della cavità, che battezzarono col nome di “Grotta nella Cala di Santa Caterina”, e la definirono: “grotta di interesse puramente catastale”.

Dopo di ciò andammo via, tutti contenti, ad esplorare altre cavità sommerse della costa salentina.

Fu in quegli indimenticabili giorni, forse, che entrò nel nostro sangue l’invincibile virus della speleologia subacquea. Fino a quel momento, infatti, avevamo praticato intesamente sia l’attività speleologica che quella subacquea (quest’ultima soprattutto in collaborazione con l’ECOLAB di Firenze, alla ricerca di antichissime linee di costa sui fondali di -30 metri), ma non avevamo ancora pensato di accoppiare le due cose.

foto 1990

 

 

Qualche tempo dopo la spedizione dei bolognesi nel Salento, ci giunse la notizia della tragica morte di uno dei nostri amici speleo sub. Si decise di intitolargli la grotta subacquea che per primo aveva esplorato e rilevato. La “Grotta nella Cala di Santa Caterina” divenne così “Grotta Paolo Roversi”.

La grotta P. Roversi si può definire poco interessante dal punto di vista speleologico: la cavità si apre nelle brecce costituite da ciottoli e massi dolomitici. Presenta una discreta risorgenza d’acqua dolche che abbassa sensibilmente la temperatura dell’acqua marina, sia all’interno della cavità che all’esterno, in prossimità dell’ingresso.

Facilmente localizzabile grazie ad un ampio portale che emerge dal mare, la grotta si sviluppa al di là di un breve e facile sifone.

 

 

Superato il passaggio subacqueo, si emerge in due spaziose sale, che nelle ore di bassa marea sono comunicanti. Nella sala grande, spostata ad Est rispetto alla prima, si nota una spiaggetta ciottolosa, sulla quale è possibile mettersi quasi comodamente all’asciutto.

Da questo ambiente si diparte, in direzione Sud, una galleria subacquea, probabilmente di origine freatica, lunga circa 20 metri, che porta in mare aperto.

Il fondo della grotta è pavimentato da ciottoli e massi arrotondati, che denotano un’intensa attività di risorgente d’acuqa dolce. Sia negli ambienti sommersi che in quelli subaerei, il concrezionamento è molto scarso. In passato la grotta p. roversi è stata abitata dalla foca monaca.

L’ultimo avvistamento di questo animale, ormai quasi mitologico, che dai pescatori locali veniva chiamato “bue di mare”, è avvenuto agli inizi degli anni ’40.

Ingresso grotta Roversi - 2012


Fonte: "L'acqua scolpi' un cielo di pietra" - Gruppo Speleologico Neretino - G. Dantoni, R. Onorato, Conte Editore

 

 

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