Domenica, 24 Mar 2019
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Grotta del Cavallo

(Nardò, Lecce)

Visita al sito organizzata nell’ambito della XLVII Riunione Scientifica dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria “Preistoria e Protostoria della Puglia”

Ostuni 9-16 ottobre 2012

Grotta del Cavallo è una cavità che si apre all’interno della Baia di Uluzzo e, al pari delle altre grotte nella medesima baia e nel territorio di Nardo’, ha restituito evidenze pleistoceniche e oloceniche.

Circa dieci metri di stratigrafia contengono e hanno conservato importanti testimoniante che riguardano alcune fasi del Pleistocene e dell’Olocene antico.

Le ricerche furono avviate da Arturo Palma di Cesnola nei primi anni ‘960, col primo importante risultato di aver messo in luce una sequenza stratigrafica articolata in tre ampie macrofasi:

- il Paleolitico medio, con le testimonianze dell’Uomo di Neanderthal (Musteriano),

- il Paleolitico superiore arcaico di facies uluzziana;

- il Paleolitico superiore finale, Epigravettiano finale, facis “romanelliana”.

Dopo una forzata pausa delle ricerche di circa 10 anni, durante la quale la grotta è stata oggetto di devastanti scavi clandestini, alla fine degli anni ’70 Palma di Cesnola ha ripreso le indagini sistematiche insieme ai suoi collaboratori dell’Università di Siena, con scavi e studi che ancora proseguono, in collaborazione con la locale Soprintendenza ai Beni Archeologici. Le nuove ricerche sino ad oggi hanno interessato il Musteriano (coordinatore Lucia Sarti) e l’Epigravettiano finale (coordinatore Fabio Martini), coinvolgendo numerosi studiosi di varie discipline italiani e stranieri e molti giovani ricercatori che trovano in questo progetto di ricerca una preziosa occasione di formazione.

Il Musteriano

Grotta del Cavallo contiene nei suoi più antichi depositi archeologici (strati F-N) le più numerose e importanti documentazioni musteriane per il versante adriatico-jonico della penisola salentina.

Infatti l’arco cronologico rappresentato è molto ampio, dal Musteriano più antico sino ai suoi ultimi aspetti, e ciò permette di ricostruire l’evoluzione e le trasformazioni dei modi di vita dei Neandertaliani per tutto l’arco della loro presenza nel territorio neretino.

L’economia prevalente è legata alla caccia, rivolta alle specie presenti nei dintorni della grotta e variabili in rapporto alle trasformazioni climatiche.

Durante il lungo ciclo del locale Musteriano (MIS 5-3) il clima e l’ambiente sono mutati: nelle fasi a clima più rigido, quando si verifica un abbassamento del livello del mare sino a circa -130 metri dal livello attuale, davanti alla grotta si apriva un’ampia prateria favorevole alla diffusione di equidi; durante le fasi di miglioramento climatico l’espandersi di manti boschivi e forestali portava ad ambienti favorevoli alle popolazioni di cervi e cinghiali.

Nei pressi della grotta i Neandertaliani hanno raccolto le rocce (soprattutto selce, ma anche calcare compatto) utili per la produzione dei loro manufatti (punte, raschiatoi), ma anche valve di Callista chione che è stata lavorata come la selce per ottenere alcuni tipi di strumenti d’uso quotidiano. Selce di migliore qualità proviene da alcune decine di chilometri di distanza, ad indicare una discreta mobilità di queste popolazioni.

L’Uluzziano

L’Uluzziano è attualmente documentato nell’Italia centro-meridionale(Toscana, Puglia, Calabria), al nord un aspetto che è stato collegato all’Uluzziano è venuto in luce a tetto della sequenza musteriana di Grotta di Fumane (Verona).

Il termine Uluzziano (termine locale che indica il fiore dell’asfodelo) fu coniato negli anni ‘960 da Arturo Palma di Cesnola a seguito della scoperta, proprio a Grotta del Cavallo, di una sequenza (strati D-E) contenente una produzione originale caratterizzata da un substrato di tipo musteriano con la presenza significativa e diagnostica di particolari strumenti geometrici a segmento di cerchio (“semilune”).

L’Uluzziano nella stratigrafia del Cavallo è separato dal ciclo musteriano da un evento erosivo a tetto dello strato F, un altro fenomeno erosivo e un’ampia lacuna cronologica lo dividono dall’unità superiore (Epigravettiano finale).

L’Uluzziano viene tradizionalmente considerato uno dei complessi “di transizione” dal Paleolitico medio al superiore, attribuito, al pari del Castelperroniano francese, agli ultimi neandertaliani che hanno visto tra 40-30.000 anni fa una compresenza con i primi sapiens aurignaziani. La datazione dello strato EII risale a circa 40.000 anni fa (uncal.).

Quella di Grotta del Cavallo è ad oggi l’unica sequenza uluzziana italiana, indicativa di uno sviluppo locale che comprende un progressivo arricchimento dello strumentario con elementi di tipo aurignaziano (supporti laminari e lamellari, grattatoi carenati, lame ritoccate a margini smussati, strumenti in osso). Tale arricchimento viene interpretato come il risultato di una ibridazione culturale tra i gruppi Neandertal e sapiens che hanno convissuto nel medesimo territorio.

Una recente revisione di due denti decidui raccolti da A. Palma di Cesnola negli anni 960 nello strato E e attribuiti a sapiens hanno aperto il problema della identificazione della specie alla quale riferire la produzione uluzziana, problema nel quale si inserisce anche la valutazione delle strategie tecnologiche delle due specie.

L’Epigravettiano finale e la produzione figurativa “Romanelliana”

Nella sequenza stratigrafica di Grotta del Cavallo un’ampia lacuna cronologica divide i livelli uluzziani da quelli della fine del Paleolitico superiore dello strato B (circa 10.000 anni fa).

Questi ultimi si riferiscono ad un momento molto avanzato del Tardoglaciale, durante il quale in tutta Italia si registra una forte regionalizzazione culturale. Essa si identifica con una serie di “province”, nelle quali le comunità di cacciatori-raccoglitori elaborano modi di vita diversificati in rapporto alle situazioni ambientali e paesaggistiche.

Una di queste “province” è il Salento, caratterizzato da un aspetto che è stato definito “Romanelliano” (da Grotta Romanelli). Tra i suoi caratteri originali figura la componente artistica: blocchi e scaglie di calcare sono stati incisi con motivi geometrico-lineari in primo luogo, ma anche zoomorfi.

Si tratta di uno stile non naturalistico che Paolo Graziosi (1956) definì “stile mediterraneo”, in quanto attestato in altre regioni del bacino mediterraneo (Francia, Spagna). Oggi sappiamo che questo repertorio di segni, sia semplici sia complessi, diffuso su ampi areali italiani (Sicilia, Lazio, Toscana, Liguria, Veneto) ed europei, nel Salento ha una sua connotazione particolare, sia per le dimensioni delle rocce incise (spesso di grandi dimensioni) sia per organizzazione dei motivi.

I motivi ricorrenti sono segni geometrici a meandro, scalette, reticolati quadrangolari, tratti ordinati in file parallele, segni lineari sparsi, nastriformi, serpentiformi, gruppi di linee, linee sparse non organizzate, fasci a “filo spinato”, zig zag. Più rare sono le figure zoomorfe, eccezionale è la raffigurazione antropomorfa.

Una “provincia artistica” salentina, che comprende, oltre a Grotta del Cavallo, le analoghe produzioni di Grotta Romanelli e altre dell’area leccese, quelle di Ugento, di Grotta delle Veneri e alcuni oggetti relativi  della più antica fase di frequentazione della Grotta dei Cervi a Porto Badisco.


La Grotta del Cavallo

La Grotta del Cavallo, ubicata anch'essa nella Baia di Uluzzo così come le altre due facenti parte dell'omonimo complesso carsico di grande interesse preistorico, è un importante giacimento paleolitico dell’Italia meridionale che ha restituito una delle più significative serie stratigrafiche:

  • il potente deposito Musteriano abbraccia un arco di tempo risalente a circa 120 – 40 mila anni or sono;
  • al disopra il Paleolitico superiore arcaico di facies uluzziana, circa 40 – 30 mila anni ascrivibile agli ultimi gruppi neandertaliani prima della loro definitiva estinzione;
  • in alto, il Paleolitico superiore finale di facies romanelliana che testimonia la presenza in grotta dell’Homo sapiens
  • ed infine un modesto orizzonte relativo al Neolitico.

L’Uluzziano, termine che indica gli aspetti culturali delle ultime comunità neandertaliane, scoperti qui per la prima volta, e quindi così denominati dal toponimo locale della baia di Uluzzo, trova a Grotta del Cavallo la più importante documentazione archeologica.

La Grotta del Cavallo come si presentava nel 1961

(Foto Edoardo Borzatti - archivio Gruppo Speleologico Neretino)

Questa facies culturale si colloca all’inizio del Paleolitico superiore, in concomitanza con l’arrivo in Europa dei primi gruppi dell’uomo anatomicamente moderno ed un conseguente adattamento alla nuova situazione creatasi in Europa a seguito dell’arrivo di nuove popolazioni fortemente coese nella loro struttura sociale, portatrici di innovazioni importanti e in possesso di strategie produttive molto efficaci.

Tra i materiali di Grotta del Cavallo non mancano chiare attestazioni di una ibridazione culturale tra le due specie.


Studi condotti: Vedi bibliografia disponibile nel Biblioteca del GSN

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