Domenica, 20 Gen 2019
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Le cave ipogee di Gallipoli


Giovedì 29 Marzo 2007, a Gallipoli (LE) si apre una voragine che interessa la sede stradale e parte di un marciapiede; è di forma circolare ed ha un diametro di circa 12 metri. Appresa la notizia da Enrico, un nostro socio che si trovava sul posto, un gruppo di speleo si reca subito sul luogo per vedere se si trattava proprio di quello che da tempo si temeva, il crollo della volta di una delle tante cave ipogee di pietra da costruzione che esistono nel sottosuolo del comune salentino.


Sul posto ci attende, oltre ad Enrico, la conferma dei nostri timori:

è proprio la (ex) volta di una cava ipogea; fortunatamente i palazzi vicini, seppur interessati, non erano crollati, sarebbe stata una strage! Tante volte eravamo stati nelle cave ipogee di Gallipoli e, quasi sempre, uno dei discorsi ricorrenti riguardava il pericolo che correva chi abitava i palazzi costruiti sopra di esse.

Quelle visualizzate sono le immagini del sopralluogo del 30 marzo 2007, il giorno dopo lo sprofondamento, eseguito dai SAF-VVF e dal CNR-IRPI. Della squadra speleo hanno fatto parte Gianni e Marco, due soci del Gruppo Speleologico Neretino.

Nei giorni successivi, alcuni nostri soci, in funzione delle loro attività lavorative, sono scesi nella cava apertasi, per una ricognizione degli ambienti ai fini della pubblica sicurezza, riportando in superficie notizie e fotografie decisamente preoccupanti. Gli eventi succedutisi gli hanno dato ampiamente ragione, poiché durante i lavori intrapresi per il consolidamento dell’area, un successivo crollo ha triplicato le dimensioni dell’apertura, facendo sfiorare la tragedia.
Non è nostra intenzione, in questa occasione, trattenerci sui vari aspetti della vicenda, ma solo portare a conoscenza chi ci legge del fatto che il Gruppo Speleologico Neretino, su invito del Comune di Gallipoli e dei Vigili del Fuoco, ha intrapreso da poco con essi, una collaborazione nell’ambito di uno studio iniziale delle zone urbane interessate dall’attività di cavatura, che ha l’obiettivo di individuare le aree di rischio, per poter successivamente predisporre studi ed attività di tutela più mirate. Sono state effettuate alcune uscite che hanno permesso di estendere i rilievi esistenti della cavità interessata dall’apertura della voragine.

 

Dal punto di vista geologico la città di Gallipoli poggia sulle calcareniti e argille. Una caratteristica

 

della prima formazione è quella di prestarsi ad essere estratta in blocchi  utilizzati  come materia

prima per la costruzione di strutture sin dal tempo dei Messapi. Solitamente quando parliamo di

cave o di suoli interessati da attività estrattiva, immaginiamo delle aree butterate sull’esempio della

periferia sud del comune di Avetrana in provincia di Taranto o comunque di cave a cielo aperto. La

tipologia delle cave di Gallipoli, al contrario di altre realtà, si sviluppa anche nel sottosuolo,

lasciando integra e intatta la superficie che può essere allo stesso tempo sfruttata come suolo

agricolo o per altre attività umane. Le cave ipogee di Gallipoli, dal notevole sviluppo planimetrico,

sono ubicate principalmente nella zona del Colle S. Lazzaro, e a destra della strada che da Gallipoli

porta al nuovo ospedale, queste ultime ormai quasi del tutto inesistenti. Le prime esplorazioni

effettuate nel 1980 dal G.S.N. interessarono proprio quelle  in prossimità dell’attuale ospedale Gli

ingressi, principalmente a pozzo, immettevano in ambienti molto ampi, paragonabili addirittura ad

un campo di calcio: l’ampia superficie ogni tanto smorzata  da pilastri, appositamente lasciati

durante la fase estrattiva, per sorreggere la volta. In prossimità dei declivi, erano ubicati gli  ingressi

orizzontali per  permettere l’accesso ai carri o ai mezzi meccanici. La documentazione prodotta al

tempo dal G.S.N. si basa su immagini in diapositiva ed evidenzia già, in conseguenza

all’abbandono, l’utilizzo degli ingressi  come discariche abusive.

Via Imperia

Le cave di Colle S. Lazzaro presentano anche esse le due tipologie di ingresso, poste a ridosso della

strada ferrata Esse sono conosciute anche come “le cave della ferrovia” e sembra siano  le più

antiche.

Da tempo abbandonate e gli ingressi mimetizzati dalla vegetazione o da coni detritici, le cave

ipogee sono tornate alla ribalta in seguito ad eventi calamitosi di portata purtroppo non trascurabile.

La superficie sovrastante le cave, nel tempo è stata abbondantemente antropizzata sia per la

costruzione di strutture abitative che per la realizzazione di strade. Nel tempo le continue

sollecitazioni  dovute al traffico hanno riaperto gli ingressi a pozzo a seguito dell’assestamento del

cono detritico di riempimento o creando in alcuni casi degli avvallamenti, il tutto prontamente

ricolmato; nel primo caso gli speleologi del G.S.N. hanno avuto l’opportunità di esplorare le cavità

ed effettuare rilievi topografici e fotografici, osservando come in alcuni punti le strutture abitative

poggiassero sul “vuoto”. Della situazione riscontrata fu portato a conoscenza l’ufficio competente.

Eravamo in sede quando la sera del 29 marzo 2007 verso le ore 20,00,      lo speleologo Enrico De

Rosa mi contattò telefonicamente descrivendo una situazione che li per li era difficile da percepire;

raccontava, con preoccupazione, che un cedimento di vaste proporzioni aveva interessato una strada

di Gallipoli, via Firenze,  evidenziando che pochi minuti prima del cedimento lui era transitato

proprio da quella strada.

Si va bene ma che c’entra via Firenze con le cave che noi speleologi conoscevamo? Io, Vincenzo

Macrì, Leonardo Beccarisi, Gianluca Rondine, Maria Assunta Rubino, Emanuele Tramacere, Gianni

Cacciatore, ci recammo a Gallipoli e incontratici con Enrico ci avvicinammo in quello che era

l’epicentro degli avvenimenti. Sinceramente non mi aspettavo qual po’ po’ di cedimento facendoci

capire che il fenomeno cave ipogee era di proporzioni ben più vaste e preoccupanti.

Stando nei pressi ebbi modo di scambiare qualche parola con l’allora sig. Sindaco di Gallipoli e gli

feci notare che il cedimento era un “evento annunciato”. Il resto è storia.

 


Fonti:

Shunt n. 29/2007 da www.gsneretino.it

 

 

 

 

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